La sindrome premestruale - un modello clinico di

compromesso psiconeuroendocrino ciclico      

 

R.E. NAPPI, A. SOMMACAL, S. DETADDEI, G. SANCES 1 ,A. ORNATI, B. BRUNDU,

P. BALLARIO, F. ALBANI, F. POLATTI

 

 

 

Riassunto: La sindrome premestruale - un modello clinico di compromesso psiconeuroendocrino ciclico.

 

R.E. Nappi, A. Sommacal, S. Detaddei,

G. Sances, A. Ornati, B. Brundu, P. Ballario,

F. Albani, F. Polatti

 

La PMS comprende una ampia varietà di sintomi ciclici e ricorrenti di natura fisica, emozionale, comportamentale e cognitiva che si verificano durante la fase luteale del ciclo mestruale e che vanno in remissione rapidamente con l’inizio della mestruazione. L’assenza di criteri diagnostici universalmente riconosciuti pone ancora numerosi problemi sia nella pratica clinica che nella ricerca. La PMS rappresenta un modello del compromesso psiconeuroendocrino ciclico che i sistemi adattativi femminili mettono in atto mensilmente in risposta alle fisiologiche fluttuazioni degli steroidi gonadici. La sua complessità sembra ricondursi alla peculiare soglia di vulnerabilità di ciascuna donna, modulata nell’arco della vita fertile da numerosi fattori non soltanto di natura biologica, ma anche di origine psico-sociale. Stante le caratteristiche distintive della sindrome stessa: la ciclicità, l’eterogeneità, ma soprattutto la soggettività, l’approccio terapeutico alla sintomatologia premestruale è piuttosto complesso e necessita di essere individualizzato.

 

Summary: Premenstrual sindrome - a clinical model of a cyclic psichoneuroendocrine compromise.

 

R.E. Nappi, A. Sommacal, S. Detaddei,

G. Sances, A. Ornati, B. Brundu, P. Ballario,

F. Albani, F. Polatti

 

PMS encompasses a variety of cyclic recurrent symptoms (physical, emotional, behavioural and cognitive) occurring during the luteal phase of the menstrual cycle  and remitting shortly following the beginning of menses. The lack of world-wide recognized diagnostic criteria still gives origin to several problems in design of research studies and in clinical practice. PMS represents a clinical model of a cyclic psychoneuroendocrine compromise which female adaptive system plays every month in response to physiologic fluctuations of ovarian steroids. The complexity of the syndrome is related to the peculiar threshold of vulnerability proper to every woman which is modulated during the fertile life by several biological and psychosocial factors. Given the distinctive characteristics of such syndrome, cyclicity, heterogeneity but mainly subjectivity, the therapeutic approach to premenstrual symptomatology is quite complex and requires an individualized management.

 

 

 

Introduzione

 

La sindrome “della luna” è nota da millenni e ha incarnato nel tempo l’idea della mutevolezza dell’universo femminile, fragile e un po’ misterioso.  Nell’ultimo secolo, la sindrome premestruale (PMS) è stata riconosciuta come un’entità patologica vera e propria e numerosi ricercatori hanno identificato i sintomi peculiari che la caratterizzano, definendo via via gli ipotetici fattori causali, i criteri diagnostici e le possibili opzioni terapeutiche (25,34). Da un’accurata analisi della letteratura emerge però che la PMS è ancora un “work in progress”, soprattutto a causa della non univocità degli strumenti diagnostici che porta a conclusioni differenti sul piano epidemiologico, eziopatogenetico e clinico. È indubbio che la PMS rappresenti un modello del compromesso psiconeuroendocrino ciclico che i sistemi adattativi femminili mettono in atto mensilmente in risposta alle fisiologiche fluttuazioni degli steroidi gonadici. La sua complessità sembra ricondursi alla peculiare soglia di vulnerabilità di ciascuna donna, modulata nell’arco della vita fertile da numerosi fattori non soltanto di natura biologica, ma anche di origine psico-sociale.  Da ciò derivano, pertanto, la poliedricità sintomatologica, la mancanza di marcatori biochimici e il non sempre agevole approccio terapeutico. Nella pratica clinica, infatti, a fini diagnostici ci si può basare esclusivamente sull’osservazione e sui dati anamnestici riportati dalla donna.

 

 

 

Sindrome Premestruale (PMS) e Disturbo Disforico della Fase Luteale (PMDD)

 

La PMS comprende un’ampia varietà di sintomi ciclici e ricorrenti di natura fisica, emozionale, comportamentale e cognitiva che si verificano durante la fase luteale del ciclo mestruale e che vanno in remissione rapidamente con l’inizio della mestruazione.  La maggior parte delle donne in età fertile sperimenta generalmente uno o più sintomi che possono variare di frequenza e intensità durante cicli mestruali successivi, ma la cui natura è più o meno stabile nel tempo. I sintomi più frequenti sono di natura disforica (irritabilità, labilità emotiva, depressione, ansia), comportamentale (impulsività, conflitto sociale, senso di perdita di controllo e affaticamento) e fisica (gonfiore, tensione mammaria e sintomi dolorosi come cefalea, dolori muscolari e articolari, ecc.) (21, 41). Seppure fino al 75% delle donne sperimentino regolarmente in fase premestruale alcuni sintomi, essi meritano di essere trattati, in quanto causano distress e interferiscono con la vita della donna, in circa il 20% dei casi (3). Il PMDD è una forma più severa e debilitante di disordine premestruale che si verifica nel 3-8% dei casi e che comprende sempre almeno un sintomo della serie disforica (30, 37, 62).

La rilevanza clinica della PMS/PMDD deriva dal fatto che i sintomi possono essere così severi da avere un impatto negativo sostanziale nella vita quotidiana della donna e nelle sue relazioni con il partner e i familiari. Anche le funzioni e il ruolo sociale possono risentire della severità della sintomatologia premestruale, interferendo con la performance lavorativa, le attività familiari e sociali, la relazione sessuale (36).  Fino all’80% delle donne che soffrono di PMS presenta una riduzione della produttività lavorativa nella settimana che precede la mestruazione, con una maggior perdita di giorni di lavoro e un numero più elevato di accessi al sistema sanitario rispetto a donne che non lamentano sintomi premestruali (19). I costi socio-sanitari stimati negli USA e in Europa sono elevatissimi anche quando si considerano soltanto le donne con PMDD, la forma più severa di PMS (12, 14, 50).

 

 

Criteri diagnostici di PMS/PMDD

 

L’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO) (63) e l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) (1) hanno entrambi pubblicato delle linee guida diagnostiche della PMS. La WHO ha prodotto la ICD-10 in cui la definizione di sindrome da tensione premestruale è inclusa nella sezione ginecologica e richiede la presenza di almeno un sintomo, la cui severità non è specificata, tra un ampio numero di sintomi sia fisici che emotivi. La ACOG ha proposto dei criteri più stretti di definizione che richiedono la presenza di almeno un sintomo della serie fisica ed emotiva, nei 5 giorni che precedono la mestruazione, che si risolva entro i primi 4 giorni dall’inizio della stessa e che non si ripresenti almeno fino al 13° giorno di 3 cicli mestruali consecutivi. Inoltre, una documentabile disfunzione nella performance sociale ed economica deve essere presente e confermata prospetticamente per 2 cicli mestruali successivi. Il PMDD è stato descritto in ambito psichiatrico come una entità clinica separata e codificata dal DSM-IV (2). I criteri diagnostici prevedono che i sintomi premestruali si verifichino la settimana precedente la mestruazione, siano di intensità tale da interferire con la vita familiare/lavorativa e con le relazioni sociali e scompaiano nei primi giorni della fase follicolare. Almeno 5 sintomi (di cui uno rilevante della serie disforica) a partire da un elenco di 11 sintomi (irritabilità, labilità emotiva, umore depresso, tensione/ansia, ridotto interesse, scarsa concentrazione, mancanza di energia, modificazioni dell’appetito, cambiamenti del sonno, perdita di controllo, altri sintomi fisici) devono essere stati presenti nella maggior parte dei cicli mestruali dell’ultimo anno e devono essere documentati in modo prospettico mediante diario giornaliero per almeno 2 cicli mestruali consecutivi.  Inoltre, i sintomi non devono rappresentare una esacerbazione di un disturbo preesistente, presente anche in altre fasi del ciclo mestruale.

L’assenza di criteri universalmente riconosciuti e le limitazioni delle attuali linee guida in termini soprattutto di severità e durata dei sintomi, oltre che di individuazione dei sintomi maggiormente rilevanti sul versante della qualità di vita della donna, pone numerosi problemi sia nella pratica clinica che nella ricerca. È difficile, infatti, disegnare degli studi sul versante ezio-patogenetico e terapeutico e prescrivere farmaci per la cura di PMS/PMDD in assenza di criteri diagnostici certi, internazionalmente accettati. Gli studi clinici usano differenti strumenti di rilevazione e quantificazione dei sintomi (fino a 65 scale o questionari per misurare anche 300 sintomi diversi!) e, pertanto, la maggior parte dei dati della letteratura non sono chiaramente comparabili e non permettono di trarre conclusioni univoche (17).

 

 

PMS/PMDD e soglia neuroendocrina ciclica

 

La PMS è un disturbo ad eziologia multifattoriale che si associa ad una ipersensibilità del sistema nervoso centrale (SNC), alle fluttuazioni cicliche degli steroidi gonadici e dei loro metaboliti neuroattivi, in assenza di alterazioni quantitative (59, 60). La soglia neuroendocrina individuale è modulata da fattori di ordine genetico ed epigenetico e determina le caratteristiche della risposta adattativa dei principali sistemi neurotrasmettitoriali ed ormonali durante la fase luteale (54). Donne maggiormente vulnerabili in termini di neuroattività cerebrale sviluppano sintomi, soprattutto sul versante emotivo, comportamentale e cognitivo in presenza di progesterone ed, in modo significativamente superiore rispetto alle donne che non dimostrano una vulnerabilità premestruale, quando assumono preparati ormonali, quali gli estro-progestinici, la terapia ormonale sostitutiva, ecc. Il progesterone e i suoi due potenti metabolitiallopregnanolone e pregnanolone – sono particolarmente attivi nel SNC e modulano l’attività di numerosi neurotrasmettitori e neuromodulatori (GABA, serotonina, noradrenalina, endorfine e acetilcolina) coinvolti nella risposta adattativa premestruale delle donne con PMS, influenzando anche l’espressione e la sensibilità recettoriale (16). Le donne con PMS/PMDD sembrano dimostrare una ridotta sensibilità GABAergica che potrebbe ricondursi ad una minor azione ansiolitica dell’allopregnanolone mediata dalla sua interazione con il recettore GABAA. È possibile che le donne con PMS abbiano un metabolismo del progesterone tale da portare ad una produzione ridotta di allopregnanolone in fase luteale (28, 48, 53, 56, 57). Una peculiare funzionalità del sistema serotoninergico, la cui azione è fortemente interconnessa con quella del GABA, può inoltre predisporre alcune donne alla PMS/PMDD (11, 22). Nella fase sintomatica del ciclo mestruale, i livelli plasmatici di serotonina e il contenuto e l’uptake piastrinico sono significativamente più bassi rispetto alle donne che non riportano sintomi premestruali e risultati analoghi possono essere osservati anche nella fase asintomatica del ciclo mestruale (38, 51). I più bassi livelli di serotonina possono essere attribuiti, almeno in parte, all’aumento mediato dal progesterone dell’attività della monoamino-ossidasi, enzima responsabile della degradazione della serotonina (31). Inoltre, il progesterone modula i meccanismi di trasporto della serotonina e l’attività recettoriale 5-HT2A fortemente implicate nella depressione (46, 47). Anche alterazioni della funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) possono giocare un ruolo di rilievo nell’espressione clinica della PMS/PMDD, stante l’azione deprimente sull’entità della risposta di stress da parte del progesterone e dei suoi metaboliti neuroattivi (9).

 

 

Complessità dell’approccio terapeutico alla PMS/PMDD

 

L’approccio terapeutico alla sintomatologia premestruale è piuttosto variegato, stante la complessità dei fattori eziopatogenetici potenzialmente coinvolti e le caratteristiche distintive della sindrome stessa: la ciclicità, l’eterogeneità, ma soprattutto la soggettività (35). Lo spettro di espressione clinica della sindrome è estremamente ampio e abbraccia dal semplice disconfort nei giorni precedenti il flusso mestruale, che potremmo definire parafisiologico, fino ad un vero e proprio quadro di patologia. In ogni caso, si tratta di un disturbo cronico, spesso misconosciuto e non sempre trattato in modo adeguato, in quanto la donna, e talora il medico, lo interpreta come un destino biologico di femminilità che ha però le potenzialità di compromettere notevolmente la qualità di vita della donna e di chi le vive accanto (10). Inoltre, è opportuno ricordare che la PMS è spesso una condizione comorbida che può costituire il terreno di vulnerabilità per varie patologie cicliche quali per esempio la cefalea mestruale, soprattutto di tipo emicranico, un disturbo altrettanto invalidante e, spesso, resistente alla terapia sintomatica (24). In ogni caso, l’obiettivo terapeutico deve essere quello di ridurre il numero dei giorni in fase luteale in cui i sintomi sono presenti e/o di ridurre l’intensità della sindrome.

Tralasciando in questa sede il ricco armamentario terapeutico, dall’approccio dietetico-nutrizionale (alto apporto di carboidrati e più basso consumo di substrati proteici, supplementazione con sali di magnesio e di calcio, ecc.) a quello fito-farmacologico (Vitex agnus castus, ecc.) fino a quello cognitivo-comportamentale (almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi) e all’uso di farmaci specifici per i differenti sintomi, dalla mastodinia (bromocriptina) alla ritenzione idrica (spironolattone), dalla depressione (SSRIs) all’ansia (benzodiazepine), ecc. è interessante puntualizzare il ruolo attuale delle terapie ormonali, in particolare della contraccezione, nella gestione clinica della sindrome (49). Il razionale della terapia ormonale della PMS/PMDD si basa sul principio che la soppressione dell’ovulazione possa eliminare la sintomatologia premestruale (6). Il blocco dell’attività ovulatoria con analoghi del GnRH comporta, infatti, una remissione del PMDD e l’aggiunta di estradiolo o progesterone può indurre una ricorrenza dei sintomi. Gli analoghi del GnRH hanno importanti effetti collaterali e conseguenze a lungo termine e, pertanto, allo stato attuale non devono essere considerati il trattamento di prima scelta, anche quando per mitigarne parzialmente l’azione negativa si associano schemi differenti di “add-back therapy”, cioè di terapia ormonale sostitutiva e anche di tibolone (42, 43, 52, 55).

Gli studi sull’impiego della contraccezione ormonale hanno dato risultati non univoci e disturbi del tono dell’umore possono essere addirittura correlabili all’uso di contraccettivi orali (CO), almeno con le formulazioni del passato (7, 20, 32, 33, 39, 40, 58, 61). Una recente revisione della letteratura sugli effetti dei CO sul tono dell’umore ha concluso che i risultati degli studi sono difficili da interpretare per la molteplicità delle formulazioni e la necessità di un follow-up di maggior durata (44). Sembra evidente, però, che la maggior parte delle donne che assumono CO presenta una minor variabilità del tono dell’umore durante il ciclo mestruale e nel corso della mestruazione (26). Le donne con fluttuazioni del tono dell’umore correlabili all’uso di CO sembrano essere quelle con disturbi affettivi preesistenti. Inoltre, donne con PMS dimostrano un più alto numero di sintomi quando CO ha un rapporto progestinici/etinilestradiolo più elevato, mentre in donne che non hanno PMS è vero il contrario e i sintomi si manifestano più frequentemente in presenza di un alto contenuto estrogenico. CO dominate dal progestinico sembrano influenzare maggiormente l’umore depresso, mentre CO dominate dall’etinilestradiolo sembrano causare una maggior irritabilità premestruale. Uno studio ben controllato verso placebo ha dimostrato che l’utilizzo della pillola trifasica migliora significativamente la tensione mammaria e il gonfiore, ma non è di alcuna utilità per quanto riguarda i sintomi affettivi, mentre associazioni monofasiche hanno maggior effetto stabilizzante sull’umore rispetto alle bifasiche e alle trifasiche (5, 8). Il ruolo della pausa di assunzione del CO nell’insorgenza di sintomatologia simil-premestruale non è stato sufficientemente esplorato, ma i dati relativi alla cosiddetta cefalea da sospensione di CO sembrano suggerire che la riduzione o addirittura l’assenza della pausa esercitano un’azione positiva sull’espressione clinica dei sintomi dolorosi. Anche la minimizzazione delle fluttuazioni dei livelli circolanti di estroprogestinici ottenibili con vie di somministrazione alternative a quella orale (transdermica, vaginale) potrebbe essere di interesse, ma non è ancora stata valutata. Infine, la natura del progestinico, derivato dal progesterone o dal 19-nortestosterone, potrebbe giocare un ruolo, stante la possibile correlazione tra un elevato tono androgenico premestruale ed aumentati livelli di ansia e di aggressività (23).

La recente introduzione di un’associazione estroprogestinica con drospirenone, un progestinico ad attività antimineralcorticoide e antiandrogenica, si è dimostrata utile nel controllo dei sintomi premestruali di natura fisica ed emotiva (ritenzione idrica, aumento dell’appetito, umore depresso) in studi prospettici randomizzati ed in aperto (4, 13, 15, 27, 29, 45, 64). Allo stato attuale delle conoscenze, in donne con sintomi severi correlati alla ciclicità mestruale è necessario individualizzare il tipo di CO in termini di tipo di molecole, dosaggio e modalità di assunzione sulla base dell’esperienza clinica e delle caratteristiche della donna.

 

 

Conclusioni

Sulla base di queste considerazioni, un consenso internazionale e multidisciplinare sembra opportuno per una adeguata definizione di criteri diagnostici uniformi della PMS/PMDD al fine di disegnare protocolli di ricerca neuroendocrina e clinica che chiariscano ulteriormente l’eziopatogenesi della sintomatologia premestruale e identifichino gli strumenti terapeutici più efficaci per il benessere e la qualità di vita della donna.

 

 

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